Archive for Ottobre 12th, 2008
Turbato dal Turbante
L’altro ieri pomeriggio ho accompagnato mio fratello a Malpensa ( che nome del cazzo per un aereoporto, da toccarsi ogni volta che lo si pronuncia … comunque ) e mi sono ricordato di quando Lui aveva portato me a prendere l’aereo per Lisbona. Ora, dato che sono una persona molto ansiosa per quel che riguarda i mezzi pubblici, sono arrivato un’ora prima e ho dovuto aspettare in sala d’attesa. Lì mi sono accorto di essere una persona triste. Due tipi, probabilmente indiani ( o al limite due pazzi ) indossavano il turbante … non ho cominciato a sudare freddo o a urlare o che altro, però il sospetto di un’esplosione aerea mi era balenato in testa. Chissà com’è?! A furia di sentirlo dire pure io sono diventato un turbato dal turbante.
Sposarsi
Dicono che le coppie funzionano quando c’è amore, temo che questo sia un falso. In realtà è proprio l’amore a distruggere le coppie. Almeno, il problema per me è che mi innamoro almeno quattro volte al giorno.
Intanto registratevi questa : “Cara, sai bene che ti amo e che ti sposerei se non avessi delle remore nel farlo”
*N.B. Cara è nome proprio di persona; frase tratta da conversazione
Infermiere! Un Clistere all’8!
Credo che l’adattamento post-moderno del moderno principe azzurro possa essere l’infermierino. Ovviamente con calze a rete e completino bianchi e rossetto, altrimenti non c’è storia.
Contro l’Aborto
Mi spiace non avere lo spazio di argomentare e dover lasciare alcuni concetti svuotati, poiché nonostante il post sia molto lungo, servirebbe ben più di un libro per parlarne. Tuttavia di aborto volevo parlare e di aborto parlo.
Spesso il dibattito parte da un’opposizione, il feto è vita, e stante questo l’aborto è un omicidio. Le giustificazioni addotte all’affermazione furono date prima per via religiosa e poi per via medica ( come in questo video ) ; “l’anima entra nel corpo” piuttosto che “si connettono tutti i neuroni e quindi ha inizio una percezione del mondo” erano e sono un ritornello, uno slogan che supposti puritani e combattenti dei valori si ripetono per portare avanti la crociata contro una parte di mondo che, evidentemente, ritengono scriteriato. L’aborto è omicidio e quindi la regione Lombardia si munisce di regolamenti che non posso che definire terrorismo simbolico.
L’aborto va contro i miei valori –> l’aborto è sbagliato –> lo vieto per legge o lo rendo impraticabile ( o ne aumento la sofferenza) –> l’aborto non c’è più. Questa è una linea di ragionamento abbastanza comune, che spesso chi non ha affinità con la politica compie per una varia serie di argomenti, che è il pensare che se a me non piace posso fare una legge e il problema si estingue. Ovviamente non funziona così, la cultura non è matematica, non mi basta cambiare le regole per ottenere i risultati che voglio, perché non posso controllare tutte le variabili in campo. Nello specifico quello che si otterrebbe ( ed è abbastanza chiaro questo ) è una migrazione abortiva ed un aumento degli aborti clandestini, come avviene in Irlanda. Solo che in entrambi i casi la cosa si fa costosa e l’aborto diventerebbe un privilegio ( pensate che schifo ) anziché un già poco facile da digerire diritto alla scelta cui lo Stato non si oppone.
Spiegato il problema posto da una fazione, vi dico perché a me personalmente l’aborto non piace. Per prima cosa sono convinto del fatto che non piaccia a nessuno, se non a qualche persona poco raccomandabile. Perché mettendola come la si vuol mettere, che sia omicidio o non lo sia, resta comunque l’estinzione di una vita potenziale, quindi, in ultima analisi, di una vita, il che dubito faccia saltare di gioia persino quelle donne che scelgono quella via. Di certo la mia motivazione è etica ma poi mi rendo conto anche non che questo valore non sia buono ma che deve fare i conti con la realtà dei fatti. Eliminerei in prima istanza le situazioni regolari, dove ci si rende conto che il preservativo si è rotto, o il salto della quaglia ha funzionato male; ed eliminerei anche delle situazioni felici, in cui avere un figlio magari può essere scomodo ma non inaccettabile. Il problema arriva nelle situazioni già problematiche, dove l’avere un figlio può arrivare ad impedire una vita, spegnere i sogni, o gettare ancor più nel disagio. Quindi quelle situazioni in cui una donna ( perché in genere l’uomo non ha molto da dire, quando non scappa con la coda fra le gambe…) sente il dovere di prendere una bilancia e mettere i suoi valori su un piatto e di prendere una decisione. Questo è il momento tragico, nel senso proprio della parola tragedia, anche teatrale del termine, dove la soluzione giusta non esiste, perché il “gioco” è sempre a somma negativa.
Pensate alla Divina commedia, il canto di Paolo e Francesca, questi presero una bilancia e scelsero la felicità materiale ma persero per questo la felicità eterna. Ora pensate a Socrate, prese una bilancia e stabilì che il suo credo era meglio della propria vita e fu condannato a bere la cicuta.
In un modo o nell’altro quindi si perde qualcosa, in questo caso la maternità o i sogni di una vita, e quindi la propria vita stessa. Solo i santi e gli eroi sono capaci di scegliere senza dubbio la via giusta. Io, che non mi sento nè un santo nè un eroe, preferisco evitare di dire agli altri cosa sia giusto fare.
Quì però si apre un ulteriore problema, che è forse quello che fornisce peso al piombino dalla parte della vita, ed è il fatto che se donna perde la propria vita con la scelta, esiste un secondo individuo che ci resta in mezzo, quella vita potenziale che io non mi trattengo dal considerare vita (poiché vita sarà). La decisione, il gioco a somma zero, non lo prende in considerazione nella sua persona (ovviamente non sostengo che la madre non ci pensi ma che lui non possa pensare per sé, che è bel altra cosa). Questa vita potenziale non è in grado di esprimere una posizione, resta un soggetto inerme di fronte ad un giudizio di cui lui non sa niente. Vive in quella situazione precaria del Processo di Kafka ma senza sapere di essere il protagonista, poiché pur essendo vita in quanto lo diverrà, non ha percezione del reale, non ha cultura e non ha volontà ( o ne ha ma è pre-umana ).
Il politico contro l’aborto deve porsi anche questo problema. Stabilito il fatto che il gioco della donna è a somma negativa fra vita propria e vita del bambino intesa in senso materno, e che il bambino è un attore inconsapevole che non gioca ma rischia la vita in senso proprio, cosa è giusto fare in senso di legge?
Ci sono certo dei moralisti che farebbero la scelta di Socrate e rinuncerebbero alla vita per il principio; altri farebbero come Paolo e Francesca e sceglierebbero la vita contro i principi, e questo in ogn caso, sia che una legge sull’aborto ci sia, sia che questa non ci sia. Detto questo si stabilisce che proibire l’aborto o creare intimazioni sentimentali o terrorismi simbolici serve a ben poco, anzi, forse serve per far soffrire molto di più gli attori della scelta. La politica non dovrebbe dare via per essere redenti e far soffrire di più persone che operano scelte diverse dai governanti ma dare strumenti per risolvere i problemi.
Il problema maestro quì è la vita, e allora, se l’aborto non è un capriccio ma un esigenza ( poiché, mi ripeto, esistono delle persone poco raccomandabili in questo mondo che si possono definire moralmente distorte), l’unico modo per scardinarlo è il disincentivo, operato per due vie; la prima è la formazione della persona, sia in senso morale (non religioso! morale, che vuol dire ben altra cosa), in senso Kantiano, di essere in grado di cogliersi come soggetto pensante ed autonomo inestricabilmente legato ad altri soggetti pensanti ed autonomi : all’interno di questo vi và l’educazione sessuale ma anche la storia, la filosofia, la letteratura, tutte quelle materie umane che sono in grado di creare delle esperienze dirette o indirette di crescita; questa avrebbe il fine anzitutto di non far divenire l’aborto un capriccio vizioso piuttosto che un contraccettivo ex post ( poiché va a finire che se ne è convinti finquando non si arriva a decidere, e ci si rende conto che non lo è ). In secondo luogo la politica pubblica a favore della vita ma quella vera. Strumenti per la regolamentazione delle coppie di fatto che agiscano in senso pre-matrimoniale e che diano dei vantaggi economici e sociali; Una politica delle adozioni che sia sicura e certificata, e una campagna di comunicazione a favore dell’adozione , che la faccia percepire come una sana e possibile scelta, una via d’uscita possibile dalla tragedia, che non faccia pensare alla donna che deve scegliere che le opzioni siano far morire il feto o fargli vivere una vita orribile. Serve una cultura della vita e della persona, serve più razionalità nella scelta ed un miglioramento delle condizioni di scelta; rendendo meno doloroso lo scegliere l’aborto ma fornendo anche delle alternative che possano far uscire dal game. L’aborto così non si estinguerebbe ( come non si estinguerebbe comunque ) ma almeno si farà uno sforzo per ridurlo.
Se qualcuno mi chiedesse se sono Pro Life o Pro Choise, risponderei che sono Pro Life proprio perché Pro Choise e Pro Choise proprio perché Pro Life.
E’ Morto Haider!
La notizia l’ho appresa questa mattina alle sette, ascoltando la radio mentre guidavo verso la stazione. Già lì avevo capito tutto : se non posso dirmi felice per la morte di un uomo, non riesco a sentirmi triste per la morte di un nazista. E, attenzione, non un nazista di quelli che si rasano la testa e vanno in giro a pestare la gente per ovvi problemi nello sviluppo, ma uno di quelli veri, uno di quelli che il Nazismo Hitleriano lo conosceva e non solo non lo disgustava, ma riusciva a trovarci delle positività. Sono felice di non esserne felice, e ancor più di non esserne triste.
Se questo è un uomo – Primo Levi
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Sapere è sapere di non sapere
conosco un sacco di gente cui l’ignoranza piace. Ci sguazzano come maiali nel fango, come se vi si purificassero. Sapere è sapere di non sapere e accettarlo, lasciare che il mondo scivoli via come gocce di pioggia dall’impermeabile, fastidiose sì, ma lasciano asciutti.