Il Blog del Longo | B-Long’s newz

Il Reale, da un punto di vista Democratico

Archive for Ottobre 17th, 2008

La Storia del Ruscello e il Piccolo Uomo che Voleva Cambiare

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Un giorno un piccolo uomo scese la collinetta, si avvicinò al ruscello e pensò che la direzione non gli andava bene. Prese un sasso, lo gettò , vide che cerchi si muovevano nell’acqua quasi stantia. Fu felice di questo. Poi l’acqua tornò liscia e il piccolo uomo non ottenne nulla. Prese quindi un sasso più grande, e un altro e un altro ancora. Non ottenne nulla, se non onde d’acqua che perdono forza più il diametro si allunga. L’acqua è stata scossa, eppure la direzione del ruscello non è cambiata.

Il giorno dopo quel piccolo uomo, pieno della voglia di cambiare la direzione a quel ruscello decise gettare un sacco di sassi, ma veramente tanti nel letto del ruscello. Anche quella volta non cambiò nulla, semplicemente perché l’acqua si adatta e non cambia tanto quante volte riesci a squoterla, per spostare un ruscello dovrai scavare un altro percorso.

Questa riflessione ovviamente non è casuale, è anzi riferita al movimento in atto nell’amministrazione pubblica. Per quanto si urli o si stringano le misure se nulla si aveva, nulla si otterrà. Chi se ne stava a casa prima, ridurrà il tempo dello stare a casa e andrà sul posto di lavoro a non fare niente lì. Bel risultato.

Quello che serve è cambiare il percorso del ruscello e avviare una decentralizzazione delle responsabilità nell’amministrazione pubblica. Un esempio, se i dirigenti scolastici potessero essere dirigenti veri e scegliere in base ai curriculum i docenti, anziché essere obbligati a prendersi il primo in graduatoria, e magari licenziare quei docenti considerati dei cattivi lavoratori, non avremmo delle scuole pubbliche più efficenti ?

Quindi, uomo Brunetta, se vuoi cambiare la pubblica amministrazione non continuare a gerrare sassi, che tanto dopo la scossa iniziale tutto l’acqua torna ad adagiarsi nel suo placido scorrere, comincia a scavare un altro persorso.

Insomma, io apprezzo l’impegno del piccolo uomo, però lo pago per cambiare il corso del ruscello, mi piacerebbe che lo facesse anziché bearsi del fatto che l’acqua sia ondulata prima di deprimersi perché è tornata ad essere liscia.

Written by Andrea Longoni

Ottobre 17, 2008 alle 10:36 pm

DubbioItalico

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Ci sono dei giorni in cui si è felici, altri in cui si è tristi. Giorni in cui si è delusi o pieni di speranze. Oggi sono un pò preoccupato. Nemmeno squotendo la testa riesco a far accendere una scintilla che, non dico risponda, ma quantomeno focalizzi in maniera stabile la domanda. Cosa c’è in talia che non va? Perchè viviamo la cosa pubblica in maniera così strana, o urlando o abbassando la testa ? Non capisco proprio. Perché ci facciamo prendere così facilmente dall’entusiasmo ad ogni parola forte e non ci fermiamo mai a ragionare sulle conseguenze di quelle parole, sul loro senso profondo. Perchè non riusciamo a farci entusiasmare dalle positività. Perché ci viene facile seguire una bandiera che usa parole dure ma mai ( o quasi ) bandiere che non portino alla rivolta, all’urlo, ma al progetto, all’idea di società. Questo è un giorno in cui sono preoccupato, un pò perché non trovo la domanda e un pò anche perché trovo troppo triste tutto questo.

Written by Andrea Longoni

Ottobre 17, 2008 alle 10:16 pm

Pubblicato in Liv'inCulture

Contro : De-forma Universitaria

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Fin da quando è iniziato il dibattito sul decreto Gelmini molti hanno parlato di una scuola dove i taglierano l’unica spinta di questa de-forma. Devo dissentire, sono convinto che in realtà la riforma del sistema scolastico esiste e che diverrà sempre più visibile col passare del tempo. Il punto è ridurre il pubblico all’osso con la finalità di incentivare le persone a scegliere offerte formative opportune nel privato. Se la riforma fosse stata fatta perché non ci sono soldi a sufficienza, si sarebbero andati a tagliare posti di lavoro effettivamente inutili ( che ce ne sono ) e si sarebbero ridotti o cancellati i contributi pubblici alle scuole private, cosa che pare non sia stata fatta. Quello che è stato fatto invece è stato passare con il tagliaerba sulla fioriera, togliendo quanche erbaccia ma anche tanti bei fiori. Se questo era solo un sospetto per quel che riguardava scuola primaria e medie inferiori, comincia a rendersi visibile a livello superiore e si eplicita senza mezzi termini nell’università, dove la legge dispone che queste divengano delle fondazioni private alla ricerca di fondi privati.

C’è chi si chiederà dove sia il problema. Per rispondere a questa domanda bisogna fare delle divisioni :

La prima è fra facoltà delle scienze umane (da Psicologia a Scienze Sociali a Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali … etc … ), facoltà umanistiche ( Lettere e Filosofia, Lettere Straniere, Beni Culturali, rcheologia, Storia … ) e facoltà delle scienze naturali ( ingenieria informatica, fisica, meccanica, chimica, matematica … etc … ).

Quali interesse avrebbero delle aziende private nel finanziare i primi due tipi di facoltà ? non dico una falsità se sostengo che le scienze umane siano ancora bistrattate nel nostro paese, nonostante abbiamo ottenuto e continuano ad ottenere grandi risultati. Tuttavia quale sarebbe l’industriale o il banchiere che finanzierebbe la ricerca di facoltà come psicologia o scienze dell’educazione, o anche delle scienze politiche ?

Nessun problema per trovare finanziamenti invece per quel che riguarda le università scientifico-naturali, anche se quì si apre l’altra distinzione, che è sui livelli di ricerca che possono essere pura o pratica. Le industrie che finanziano progetti, di certo non lo fanno con l’intento di trovare “grandi cose”, si acconterebbero più semplicemente della ricerca sul prodotto o sul miglioramento tecnologico spendibile sul mercato; che non sarebbe un male, ma sarebbe limitativo.

Le ricerche che hanno portato più ricchezza, sia in termini culturali che in termini economici, sono stati i risultati ottenuti dalla ricerca pura, risultati che però non restano spendibili nell’immediato ma che aprono nuovi orizzonti teorici in cui poi altri ricercatori lavoreranno e faranno scoperte.

Quindi otterremmo che le uniche università che riuscirebbero a cavarsela sarebbero quelle scientifico-naturali che però perderebbero una delle loro caratteristiche fondamentali, e si asservirebbero alla ricerca estera, magari fatta da italiani. Tutte le altre diverrebbero pesi morti senza fondi.

Dietro questi tagli si nasconde un’ideologia ben precisa, che è quella del neoconservatorismo, ed è proprio quell’ideologia che ha portato al fallimento economico e sociale degli stati uniti contemporanei. La differenza è che gli USA sono un bel pezzo avanti e ora il dibattito non è su quanto posso tagliare il settore pubblico ma quanto posso incrementarlo per creare quelle condizioni di cittadinanza che di per loro farebbbero rialzare la testa della società.

L’Italia è un paese depresso, la gente è sempre più spaventata e alle proposte del bastone e della carota cede come l’ape ai fiori, ma attenzione, perché con il bastone e la carota si ottengono risultati di breve periodo che con il distendersi del medio nella migliore delle ipotesi tornano ad essere problemi ma nella peggiore diventano tragiche conseguenze.

Non vorrei che qualcuno se ne uscisse tra due annetti a dire, come fa oggi, che è tutta colpa dei governi di centro sinistra. Non solo perché mentirebbe ai cittadini ma soprattutto perché la sinistra non ha mai avuto nè la forza nè il tempo per portare avanti un suo progetto di società. Cosa che una destra fatta di ricchi e figli di papà può fare e sta facendo.

Ne riparleremo sull’orlo del burrone, ma portati il cellulare, perché io chiamerò dagli Stati Uniti.

Written by Andrea Longoni

Ottobre 17, 2008 alle 7:09 am

Pubblicato in pensieri politici