Archive for Gennaio 28th, 2009
Il fascismo dall’altra parte / la sinistra che rovina la sinistra
Se il fascismo contemporaneo è,come l’ho definito nella pagina”voglio essere libero”,uno stile con cui ci si approccia alla vita pubblica e non solo un’ideologia vetusta e malefica, allora spesso i centri sociali sono agiscono da fascisti. Questo è il caso di chi, incapace di agire per vie pacifiche e legali, vuole comunque imporre la propria idea agli altri, senza discuterla nel merito, semplicemente arrogandosi il diritto di parlare per l’umanità intera e agendo con atti di forza. Questa non è democrazia. Atti democratici sono quelli posti in essere per convincere le persone delle proprie idee. Esigono creatività, voglia di costruire, disponibilità a discutere, a fare causa, a fare scioperi e sit in, mostre e tutto ciò che può venire in mente. Invece quì usano mangnelli e olio di ricino.
Questi metodi adottati da sinistra mi schifano due volte, perché vanno a significare che la creatività e la voglia di costruire sono state spazzate via dalla volontà di distruggere. Spero che questo cambi, altrimenti è meglio che la smettano di dirsi di sinistra.
Blitz dei carabinieri ad Artefiera: denunciato un artista
Una scena da fine anni ‘60. I tempi in cui i pretori d’assalto provvedevano a sequestrare da edicole e cinema, i
prodotti considerati offensivi per la pubblica morale. Si accanivano su tipologie diversissime da “Le Ore” a “Poveri ma belli” senza dimenticare naturalmente, “Ultimo Tango a Parigi”. Oltre centomila pratiche istruite. Molte delle quali con successo. Lo stravolgimento dell’articolo 21, la sua manipolazione. Dopo le cupe commissioni preventive dell’epoca giolittiana, a sancire, nell’Italia repubblicana, il divieto a «tutti gli spettacoli e le manifestazioni contrarie al buon costume», arrivavano le sirene spiegate. Distruggere, ecco l’obbiettivo. Non lasciare traccia di un’arte impura, di un esempio cattivo, disdicevole. I pretori avvertivano la forza pubblica e disponevano che le copie andassero al macero. In qualche caso, Bertolucci insegna, perseguivano l’autore, fino a togliergli il diritto di voto. La storia si ripete. Stamattina, a Bologna, mentre gli artisti di Artefiera iniziavano a smontare le installazioni (la manifestazione si era conclusa luned’ pomeriggio alle 17) e gli stand sgombravano il campo, si sono fatti avanti i carabinieri. Con i pennacchi e con le armi, come in quella vecchia canzone. Il pericolo pubblico da additare al ludibrio, si chiama Federico Solmi, ha 35 anni ed è di Bologna. Nelle sue creazioni il barocco si mischia a suggestioni provenienti da Bosch e Pettibon, nel contesto di un mondo caotico, eccessivo, dove chiesa e politica vengono trasfigurati in tratti volutamente burleschi. Solmi ha esposto in musei come il Drawing Center di New York , il Victoria Memorial Museum a Calcutta, il Palazzo delle Arti di Napoli, e il Centro di Arte Contemporanea, Espace Croise di Rouboix, in Francia. Qualche critico l’ha paragonato a Basquiat, Sky gli ha dedicato un documentario di un’ora. Nonostante gli allori, I CC sono stati inflessibili. La colpa? Aver scelto il papa (uno qualsiasi, non Joseph Ratzinger) come soggetto di un’opera alta cinquanta centimetri, dipinta su una croce in legno, con l’aggiunta di un’appendice colorata che gli spunta dal grembo. Dev’essere stata quella, a far pendere dal lato sbagliato, la bilancia per Selmi che insieme ai responsabili di “Not Gallery”, la galleria d’arte napoletana che aveva esposto il crocifisso ad Artefiera, si è ritrovato indagato con l’accusa di “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio” e nel pomeriggio alle prese con un nuovo capo di imputazione: “esposizione di oggetti osceni”, emesso dal capo della procura bolognese Luigi Persico. La vicenda non migliorerà i rapporti già tesi di Solmi con l’Italia. Solo pochi mesi fa, l’artista dichiarava: «Con il mio paese ho un liaison complicata, tutto è esasperato, equivocato. Le offerte più interessanti mi arrivano dall’estero». Nessun commento e prudenza da parte dai responsabili di Artefiera: “Dobbiamo ancora capire cosa è successo”, dicono. I tempi sono questi. Lo scorso agosto, la pruderie spinse il Consiglio dei Ministri ad ammorbidire ( e deturpare con un improvvido intervento) un capolavoro settecentesco di Giambattista Tiepolo, “La verità svelata dal tempo” suggerito a Berlusconi dal consulente Mario Catalano, lo scenografo di Colpo Grosso (sic). Il motivo? Il seno della giovane donna seduto su un tappeto di nubi accanto al globo terrestre, poteva disturbare le coscienze. La decisione di coprirlo, a detta del portavoce Paolo Bonaiuti, era stata «un’iniziativa di coloro che nello staff del presidente Berlusconi provvedono alla cura della sua immagine». Chi ha paura della libertà di espressione?
Articolo de “l’Unità” 27 gennaio 2009 di Marco Pagani