il popolo della libertà privata – etica e sinistra /2
L’aborto in particolare è una questione estremamente complessa, in quanto anche la definizione scientifica più pura crolla di fronte all’idea che un feto abortito sarebbe potuto diventare un presidente ( come da poco portato ad esempio da una nota associazione anti-abortista statunitense ). E’ una questione sicuramente molto più complessa che non l’eutanasia, in quanto la prima parla dell’inizio della vita ( o della pre-vita ) e va a privarne le potenzialità ( o a impedirle partendo dal presupposto che il futuro sarebbe di una vita che non merita di essere vissuta ); mentre l’eutanasia, per contro, si riferisce all’esaurimento della vita, o alla vita nel suo finire.
C’è differenza fra porre termine ad una vita nel suo pre-venire e porre termine ad una vita che è già stata ( almeno in parte ) vissuta ? Certamente sì, in quanto se sempre di vita e morte si tratta, il soggetto cambia.
Nel caso dell’aborto il soggetto è solo potenziale e non ha avuto il tempo fisico per avere quei valori e quelle conoscenze che gli avrebbero permesso di esprimersi, in modo tacito o diretto, in merito all’estinzione della sua vita. Cosa diversa è per l’Eutanasia, in quanto il soggetto in questione, essendo potuto vivere, si è di certo formato delle concezioni o delle definizioni, tacite o espresse, di cosa per questi è la vita, e di conseguenza, cosa resta fuori dal suo concetto di vivere, ovvero quando la propria vita finisce anche se ancora non viene a subentrare la morte, in modo particolare per motivi artificiali ( respirazione o alimentazioe artificiale) .
Dopo aver espresso in maniera ( spero ) chiara i fatti, torno al problema iniziale, ovvero : in che termini va a porsi una concezione che possa definirsi di sinistra italiana sull’eutanasia.
Una posizione conservatrice tenderebbe di certo ( in un modo che io ho definito e continuo a definire Fascista ) a “preservare” la vita anche contro l’opinione espressa dal soggetto in questione o dal famigliare che ne possa riportare la volontà. In nome di un principio costituzionale della vita lo stato in questione va a dare la propria definizione di vita che assume un profilo esclusivamente biologico ( che prescinde quindi dal profilo biografico dei valori, della cultura e delle scelte autonome – regolare su se stessi . dell’individuo ); Ovvero lo stato si impone sulla persona.
Una posizione radicalmente liberal, tende ad annullare al più possibile il controllo dello stato sull’individuo, lasciandolo quindi “solo” nell’affrontare la scelta sulla vita o sulla morte. Ho apposto le virgolette alla parola “solo” perché la solitudine in questo caso dipende da una serie di fattori, fra cui : se c’è o meno una famiglia e di quanti soldi ha la persona ( poiché se prendo per via radicale il concetto di liberal, lo intendo anche in senso di individualismo economico ).
La Sinistra Italiana sarebbe bene invece che facesse propri i principi del liberismo ma temperandoli con un concetto che deriva dall’etica cristiana della solidarietà sociale, ripresa in vario modo anche dalla cultura socialista ( e comunista italiana – parola affetta dalla medesima peculiarità rispetto al comunismo per come è stato interpretato in altri paesi europei e del globo ). Unendo questa concezione di stato solidarista a quella di stato liberale abbiamo che l’individuo ha il sacrosanto diritto di scegliere la propria definizione della vita, e quindi di stabilire il limite oltre il quale questi non intende più vivere in senso biologico, avendo finito di vivere in senso biografico; sia che questo venga espresso in maniera personale e diretta, sia che questo avvenga per via indiretta attraverso la scelta di un tutore che ne sia parente ( e che quindi viva il legame fondato sull’ Amore ) . La solitudine tuttavia non deve essere contemplata. Lo stato deve farsi carico di tutte quelle misure di supporto ( anche economico ), informazione, assistenza medica e psicologica, di cura globale, domiciliare e ospedaliera, all’individuo e alla famiglia; in modo tale da non abbandonare la persona nel momento più duro della vita ( per come questi, e non lo stato, l’ha definita ).
Seguendo questa prospettiva la Libertà dell’individuo di darsi una propria definizione alla vita verrebbe tutelata, così come verrebbe tutelata la vita. Lo stato democratico liberale non ha diritto di imporre la propria volontà e la propria definizione dei valori ( e non i valori, che sono cosa ben più complessa ), in quanto se andasse ad imporre la volontà privata del cittadino in materie che non andrebbero a violare i diritti degli altri individui componenti la società, non potrebbe più definirsi liberale e quindi il concetto di democrazia che si sostanzia nell’esistenza di minoranze che legittimano l’esistenza di maggioranze, andrebbe a cadere; trovandoci così inesorabilmente in uno stato di non democrazia : fascista in quanto impositore ( nel caso vedere la paginav: voglio essere libero ).
Per questi motivi ritengo inaccettabili posizioni interne al partido democratico che puntino a formule conservatrici su una questione etica importante come questa. Il che non vuol dire che non accetto posizioni etiche diverse dalle mie ma che mi rifiuto di considerare a me affini metodologie impositive della propria volontà sulla volontà altrui. Come fu per la legge 194, sono convinto che si possa giungere ad una soluzione di sinistra italiana, evitando posizioni ideologiche e contraddittorie rispetto al valore centrale e fondativo del Partito Democratico, che è il valore del dialogo, inteso come metodo opposto a quello impositivo che una porzione dei parlamentari ( definiti teodem ) ha assunto.
Voglio essere libero.